solo noi donne possiamo e dobbiamo decidere. Ennesimo attacco della chiesa cattolica contro il corpo femminile

Noi donne non siamo nuove ad attacchi di ogni genere. Iniziamo a subirne da bambine da parte degli adulti, piccoli attacchi, piccole cose quotidiane che ci formano e informano  quel che concerne il nostro posto nel mondo.

Innanzitutto ci viene insegnato a comportarci bene, il che è una buona cosa quando significa essere sé stesse senza prevaricare nessuno, ma comportarsi bene, per una bambina significa una serie di divieti e prescrizioni, che difficilmente hanno un corrispettivo maschile; è anche vero che oggi, rispetto a qualche anno, fa divieti e prescrizioni sono cambiati, però continuano a dirci come dobbiamo essere per essere accettabili. Una brava bambina deve comportarsi bene innanzitutto rinunciando ad essere sé stessa, per imparare ad essere un contorno gradevole al prossimo in preparazione di esserlo ad un uomo.

Dai giochi suddivisi per genere si impara molto: le bambine giocano alle bambole imparando l’arte di prendersi cura, ai maschietti viene messo in mano un videogioco il cui tema è tendenzialmente se non violento prevaricatore, imparano l’arte di essere migliori attraverso la competizione e l’azione. Le bambole invece hanno bisogno di azioni stereotipate:  vanno vestite, truccate, pettinate, rese appetibili, così come dovranno essere poi le ragazzine per immettersi nel mercato del desiderio maschile.

Anche alle ragazze viene insegnata la competizione, ma questa non sarà una modalità a migliorarsi come persone, ma esclusivamente come immagine.L’immagine non è che un’imitazione che più che alla sfera del reale appartiene a quella dell’ideale. Quando scrivo “competizione” uso il termine non in negativo, competere è mettersi in gioco ed ha a che fare con il termine competenza.

Qual è l’ideale, oggi, per le bambine che sono diventate adolescenti? L’ideale è il corpo come rappresentazione dove “rappresentazione”  è la percezione di qualcosa d’altro da sé e torniamo all’ideale. L’ideale è astrazione, pensiero, desiderio del raggiungimento del medesimo. E’ quindi autoreferenziale. Se l’ideale è un corpo immaginario, astratto, autoreferenziale, frutto di un pensiero che ha radici profonde, mai messe alla prova del reale, con che cosa si trovano ad avere a che fare le adolescenti? Solo ed esclusivamente con immagini, immagini che parlano forte, anzi urlano e pretendono e annientano chi non si sottomette. Da chi possono essere aiutate a districarsi in questa selva che prescrive alle ragazze come devono essere? Dalle madri, viene spontaneo rispondere, chi meglio di una madre può capire la sofferenza di una figlia adolescente, che ha già subito sguardi lascivi da uomini che potrebbero  esser loro padri se non nonni, esattamente come era successo loro. Ma quale potere hanno le madri, se quotidianamente vengono bombardate anch’esse da immagini, immagini di corpi giovani, corpi delle loro figlie che  diventano improvvisamente rivali.

I padri guardano è il loro sguardo a dettar legge sui corpi delle donne, delle loro figlie, delle loro mogli, di tutte le altre donne.

Perché voglio sembrare più giovane se la mia età anagrafica mi dice che non sono più giovane da un pezzo? Perché mi dico -lo faccio per me stessa, quando so che non è vero? Perché mi ritrovo ad avere come rivale mia figlia? Perché non posso esserle complice?

Perché è una lotta impari e perché a mia volta, pur lottando e aver lottato, non sono capace ad uscire da questo paradosso che sa  solo dirmi come devo sembrare, qual è l’immagine che da me si aspetta la società maschile; un’immagine che è tutto tranne quello che desidererei essere, non giovane, ma saggia grazie all’esperienza che gli anni hanno scritto sul mio viso sotto forma di rughe, sul mio corpo non più tonico e non più leggiadro, perché dentro di me ho portato le mie figlie e i miei figli e il mio seno li ha nutriti.

Sono stata giovane, forse sono stata “carina”, quel che è certo è che  mi trovavo brutta, perché avevo imparato l’incertezza dei miei occhi , perché lo sguardo delle donne non è lo sguardo dominante sul mondo, e sarebbe ora che lo diventasse.

Questo necessario preambolo è per denunciare che periodicamente il corpo delle donne è sempre sotto attacco . L’ultima violenza, in ordine di tempo, è l’ennesimo e periodico attacco alla legge 194 che interessa il diritto delle donne a disporre del proprio corpo e a decidere se mettere al mondo o no un figlio/a, o abortire entro e non oltre la nona settimana di “vita” dell’  “embrione”. Le parole diventano importanti,  vita, embrione, feto, bambino, tutte tranne “autodeterminazione” associata al termine “donna”, tutto si gioca sulle parole e  pur di metterci a tacere a relegarci nel solito ruolo passivo di contenitore che non ha il diritto ( seppur sancito da una legge con tante pecche), di decidere di sé.

Elena Gianini Belotti.

Dalla parte delle bambine. L’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita

Feltrinelli, 2002

 

1 Commento

Archiviato in donne, libri

Una risposta a “solo noi donne possiamo e dobbiamo decidere. Ennesimo attacco della chiesa cattolica contro il corpo femminile

  1. Cara Cris, intanto bentornata!
    L’argomento è spinoso e sempre alla ribalta, perché periodicamente si lanciano attacchi alla 194 con l’intento di demolirla come legge e di demonizzarla agli occhi dell’opinione pubblica, come luciferina garanzia di morte inferta a cuor leggero. E che dire a proposito delle manifestazioni antiabortiste organizzate (che strano) proprio il giorno della festa della mamma? tanto per mantenere il clima di estrema ipocrisia che ormai ricopre qualsiasi settore… I nostri cari politici sempre con la bandiera del perbenismo e del buonismo e della preoccupazione per tutti (ma proprio tutti) gli italiani, pronta a sventolare laddove si sente profumo di voti, forse farebbero meglio a cercare i motivi dell’abbattimento della crescita non nella legge sull’aborto, ma nella mancanza di soldi e di lavoro e dunque di un qualsiasi futuro si voglia dare a dei figli…
    Tornando alle donne aggiungerei che il potere del condizionamento è in atto da troppo tempo e molte neanche si rendono conto di essere non solo vittime, ma anche carnefici di se stesse. D’altra parte come diceva la Woolf le donne non amano le altre donne e in fondo si capisce anche il perché. Costrette a vivere nell’ignoranza, senza poter studiare, senza poter lavorare, dovevano per forza cercare di accaparrarsi il partito migliore per avere una vita di dipendenza dorata. Oggi, anche se non ce n’è bisogno, è rimasta quella spinta che fa vedere le altre donne come potenziali rivali…
    Incommentabile la faccenda dei giocattoli, ne avevo parlato a lungo tempo fa. Gli stereotipi e la divisione dei ruoli viene sancita anche da queste cose apparentemente insignificanti, ma invece importantissime…
    un abbraccio

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