Archivi del mese: giugno 2012

riflessioni su Ruth

di Elizabeth Gaskell

 

La donna perduta è la traccia del romanzo, Ruth si perde per ignoranza e fiducia, due sentimenti che difficilmente possono convivere, ma la sua è soprattutto ignoranza del male del mondo, perché il suo cuore è puro, un cuore puro si affida al prossimo diffidando di sé.

Le donne imparano dalle madri appena si attaccano al loro seno a diffidare della donna e di conseguenza di loro stesse, la misura di tutte le cose è l’uomo, come Protagora affermò e come più tardi ribadirono pensatrici femministe, precisando l’uomo maschio, quando ancora si precisava.

Se l’uomo che è immagine di Dio, dio è maschio e giudica da maschio.

L’ignoranza della parola del dio-uomo è correa alla perdizione della donna, ma come può Ruth non ignorare quello che deve ignorare per la sua natura voluta dal dio, natura già dichiarata corrotta dallo stesso , in quanto in passato  una donna aveva cercato nutrimento nella conoscenza  sfidando l’ordine patriarcale.  Quel che Ruth deve ignorare è il suo corpo, quel corpo femminile causa della perdizione del’umanità.

Chi abita un corpo può viversi come puro spirito? Qualcuno ha fatto esperienza di viversi incorporeo? Credo di no, ma alle donne veniva chiesta proprio l’incorporeità. Cosa che viene chiesta ancora oggi, in modo diverso (la donna come solo corpo giovane e desiderabile all’uomo) ma comunque efficace nel rendere le donne confuse su se stesse.

Il gentiluomo dunque approfitta della sua ignoranza, la mette incinta e fugge. Lei partorirà un figlio maschio, che già neonato sarà giudice del comportamento della madre, nell’idea di lei stessa, che non potrà non trasmettergli.

Per ora sono arrivata a pagina 459 e ne ho ancora circa 250 (è scritto a caratteri leggibili per le presbiti come me, ciò per dire che non è così lungo come potrebbe sembrare) e dovrò leggere di espiazioni, rinunce e mortificazioni, perché Ruth non potrà mai essere assolta dal suo peccato: aver amato un dio più di Dio e aver dato il suo corpo al di fuori del mercato matrimoniale. (ma compare tra le righe anche l’idea dello stupro, ugualmente riprovevole per una donna, perché ricordiamolo lei ignora “i fatti della vita”).

La salvezza, fino a pag. 259 è stata offerta, per ora, da quel figlio maschio, che sicuramente diventerà il giudice più severo di sua madre, da lei educato nella devozione e nel totale rispetto del codice patriarcale.

 

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Perché agli italiani piace un padrone

Questo è quello che si chiede Corrado Augias, nel suo ultimo libro dal titolo “Il disagio della libertà”

Il libro, ricco di spunti da approfondire fa risalire molto indietro nel tempo quello che definirei “il disagio dell’italianità”, da uomo erudito qual è parte dalla letteratura:  Dante e Guiccardini, Macchiavelli, continua con la filosofia di Spinoza di J. S. Mill (di cui dimentica fu un fautore del voto alle donne)  e naturalmente essendosi “specializzato” sulla la chiesa di Roma, sostanzialmente non dice nulla di nuovo che qualsiasi persona con un buon bagaglio di letture e interesse verso ciò che lo circonda, non abbia pensato.

Quel che è fastidioso nel leggerlo è, come sempre, l’assoluta mancanza di figure femminili, tranne la Vergine Maria e ad un certo punto la Grande Madre, tirata fuori dal cilindro per addossare, sembra, alla venerabile e grassoccia signora mediterranea la complicità di una totale mancanza di etica e morale nel nostro Paese.

Per il resto questo  è un Paese fatto da uomini, per uomini, non ci sono forse  più campi da calcio che asili nido, che pure non sono di esclusiva “competenza” femminile, dato che i figli fino a prova contraria si fanno in due.

Ma le donne, pur non avendo nessuna voce “positiva” in capitolo, hanno e hanno avuto la colpa di essere troppo comprensive con i figli maschi. Tutto vero, ma nessuna parola spesa sul sistema fortemente patriarcale e maschilista di questa Italia.

Il bisogno del padrone è più una necessità maschile in cui identificarsi, che non il bisogno reale di tutti e tutte le persone che abitano questo Paese. Sono gli uomini che prima si sono identificati nella mascella squadrata di Mussolini e poi nelle barzellette sconce di Berlusconi; le donne hanno certo dato il loro contributo, ma come mai Augias non si chiede  come mai le donne italiane abbiano avuto accesso al voto solo nel 1946, perché l’istruzione sia stata appannaggio maschile fino a non troppi anni fa, perché il delitto d’onore sia scomparso dal codice penale solo negli anni ’80 del secolo scorso e tantissime altre domande, che non solo elude, ma che, cosa assai più grave non si pone.

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