Archivi del mese: dicembre 2012

ALICE MUNRO

Sono stata lontana dalla Munro a lungo

-per quale motivo?

beh, ehm, non so devo dire che i racconti non mi piacciono

-i racconti di Alice Munro?

no tutti i racconti, il genere intendo

-ho capito! e Borges? mi sembrava avesse avuto una storia molto importante con Borges, nel senso che lei amava molto lo scrittore argentino

sì, ho amato molto Jorge, nonostante la sua evidente misoginia ci lasciammo per via dei libri

-dei libri?

uh uh, non ne voleva vedere neanche uno in giro per la casa

-come sarebbe? poi scusi, vedere?

non so come dirlo, vedere, sì lo so che era cieco come una talpa, non si sarebbe messo con Maria kappa sennò, i libri beh, sapeva se ce n’erano in giro, che so dall’odore i ciechi sviluppano altri sensi

-scusi ma sta dicendo che lui e Maria Kodama, sua moglie sposata unicamente per permetterle che qualcuno a lui fidato si prendesse cura dei suoi beni, i suoi ricordi soprattutto, avessero una relazione e che Borges l’abbia preferita a lei per ragioni estetiche? le ricordo che lei, pur… lasciamo perdere ha vent’anni meno di Maria…

sì, ma pare che lei facesse certi giochetti che a lui piacevano molto

-non per un fatto intellettuale?  Maria Kodama era una studiosa e…

scusi se la interrompo, ma cosa c’entra, anch’io all’epoca studiavo

-sì certo filosofia, fuori corso anche e, ha dato quanti? tre esami?

di più, no forse no, ma ne ho studiati parecchi di più, praticamente e quasi come se fossi laureata

-e poi le ricordo che non sa neanche parlare spagnolo o l’inglese arcaico o l’islandese medievale, neanche l’inglese contemporaneo, cioè a parte l’italiano…

ehi, ma ce l’ha con me? mi chiede un’intervista e mi attacca?

-scusi ha ragione, ma mi sembra che lei le spari un po’ grosse su Borges e che poi lui non sopportasse i libri, suvvia!

la sua era insolenza intellettuale

-cosa? taccia Borges d’insolenza intellettuale perché non sopportava avere degli harmony in casa? e poi cosa mi fa dire, lei non ha mai conosciuto Borges!

adesso la butto fuori!

Che gente! beh dicevo?

Mi sono accostata ad Alice Munro molto in là con gli anni, i suoi intendo, perché a me i racconti non piacciono

-ci risiamo e Cecov?

ma non l’avevo cacciata accidenti a lei?!

Mi confonde ‘sta tipa e mi fa perdere il filo, beh adesso Alice Munro mi piace moltissimo ecco volevo dire questo

-eh no deve darci una ragione, anche perché non si passa dagli harmony alla Munro così come fosse scontato

Cioè lei vuole sapere perché mi piacciono anche i racconti della Munro?

-sì è questa la domanda e più che anche direi nonostante

Nonostante?

-esatto come può piacerle un’autrice come la Munro e come possono piacerle i romanzetti rosa?

è vietato?

-no, certo che no

allora si taccia per favore e mi lasci parlare, scrivere insomma

Dunque perché mi piace ?

Ho finito “Troppa felicità” (il titolo non vi fa pensare a lei, lui un grande amore contrastato che alla fine trionfa?, no? lasciamo perdere)

Nella quarta di copertina c’è scritto che c’è un filo rosso (sempre col filo rosso o la cifra)

che lega questi racconti legati all’età.

ALICE MUNRO

TROPPA FELICITA’ traduzione di Susanna BASSO

Consapevolezza della vecchiaia ecco cosa dice esattamente.

Quindi più consapevolezza della morte, vecchiaia e morte vanno assieme come pure la  malattia o il corpo che tradisce…

In uno dei racconti una donna appena rimasta vedova si trova in una situazione in cui rischia la vita,  non perché sia molto malata e lo è, ma per un intervento esterno.

Per la prima volta da quando lui era entrato in casa, pensò al suo cancro. A come (…) la proteggeva

Quando la vita è in pericolo viene spontaneo sentirsi protetti da una malattia mortale?

Forse nell’immediato, ma la donna si ritrova ad avere paura “La faccenda del cancro non le sarebbe stata di nessunissimo aiuto nella circostanza specifica. Il fatto di dover morire nel giro di un anno non era in grado di revocare la possibilità di lasciarci la pelle subito.

Perciò mette in atto una strategia per salvarsi.

In un altro racconto è il corpo a tradire una coppia non più giovane.

Roy è un falegname ma non disdegna andare nel bosco a tagliare alberi malati per rivenderne la legna, è un profondo conoscitore dei vari tipi di alberi, spesso prende il suo furgone per andare in cerca di lotti sui quali ci possano essere alberi da tagliare e mettersi d’accordo con il proprietario. Lea, la moglie, lasciato il lavoro da impiegata diventa con il tempo svogliata e apatica “Le forze di Lea avevano subito un crollo (…) che sembrò produrre un cambiamento profondo nel suo carattere.

Roy sente la mancanza della moglie di un tempo, piena di energia e buonumore.

Un giorno Roy sente dire che un lotto per cui aveva raggiunto un accordo verbale con il proprietario per tagliare gli alberi malati verrà venduto ad una ditta, racconta la storia che ha sentito a Lea “ma ormai non si stupisce più che lei non gli presiti attenzione“.

Vuole quegli alberi, non si rassegna e decide di prendere il furgone per andare iniziare a tagliare qualche albero e se qualcuno sarebbe intervenuto a rivendicarne il possesso avrebbe avuto come giustificazione l’accordo e poi avrebbe lasciato perdere con tante scuse. Perciò una mattina parte con l’accetta e la sega, nevica appena, lascia il furgone e si addentra nel bosco, ma accade l’imprevisto e l’imprevedibile, a lui sempre attento e buon conoscitore dei terreni boscosi:  un piede slitta e si torce mentre l’altro sprofonda nello strato di foglie e nevischio, cade e quando fa per rialzarsi un piede non lo regge si trova così nel bosco  con la neve che continua a scendere, non ha alternative che cercare di strisciare per andare a raggiungere il furgone.

In tutte le situazioni nelle quali ci troviamo davanti un pericolo che minaccia la nostra esistenza ridimensioniamo i progetti i desideri le aspettative, per Roy adesso, l’essenziale è raggiungere il furgone, non gli importano gli attrezzi ai quali tiene e che deve abbandonare, né si preoccupa di cosa accadrà una volta raggiunto il furgone che non potrà guidare probabilmente,  l’essenziale è strisciare fuori dal bosco trovare le tracce che ha lasciato perché la prospettiva di un uomo in piedi è diversa da quella di un uomo sdraiato sul ventre con una caviglia dolorante.

(…) “ Qualcuno gli sta rubando il furgone (…) urla, agita le braccia (…) il furgone va dritto verso di lui e la persona alla guida suona il clacson (…) Roy vede chi è.

Il fisico, la mente ci possono lasciare da un momento all’altro nella vecchiaia, ma la vita è sempre sorprendente: è vita.

L’ultimo racconto della serie che dà il titolo al libro è un omaggio a Sof’ja Vasil’evna Kovalevskaja insigne matematica russa della fine del 1800 e vincitrice nel 1888 del premio  Bordin, un prestigioso riconoscimento dell’Accademia delle Scienze di Francia, prima donna ad ottenere una cattedra in matematica in Svezia (unico Paese che permetteva l’insegnamento universitario alle donne)

Scriveva un giornale svedese dell’epoca:

Oggi non annunciamo l’arrivo di un volgare e insignificante principe di sangue nobile. No, la Principessa della Scienza, Madam Kovalevski onora la nostra città con il suo arrivo. E’ la prima donna in Svezia che entra come docente universitaria.

Ma riportiamo anche il giudizio ingeneroso di August Strindberg, il celebre poeta svedese, il quale scrisse: (e qui torna Borges, grande estimatore di Strindberg…)

Sof’ja Kovalevski dimostra, in modo lampante, come due più due fa quattro, che una donna docente di matematica è una mostruosità, e come essa sia inutile, dannosa e fuori luogo.

Sof’ja era anche una scrittrice.

Di questo ultimo racconto lascio a voi la scoperta e non dico nulla.

Voglio aggiungere che Alice Munro in tutti i suoi racconti è sempre stata molto attenta alla condizione femminile e non l’ha mai tradita.

-e gli harmony?

quelli il prossimo post!

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