Archivi del mese: gennaio 2013

IL FEMMINISMO MORALISTA

Valeria Ottonelli

La libertà delle donne

contro il moralismo femminista

edizioni Il melangolo Genova, 2011 pagg 125

 

Saggio breve, ma denso su una questione spinosa ed importante: come si pongono le donne rispetto alle Minetti e  alle Ruby Rubacuori? Male… loro contro noi, loro puttane contro noi sante che si sacrificano e fanno lavori onesti, il movimento “se non ora quando” nato sull’onda dell’esasperazione del comportamento dell’allora presidente del consiglio, per evitare lo scivolone palese tra sante e madonne, aveva invitato anche l’associazione delle prostitute ad unirsi alla manifestazione per riaffermare i diritti delle “donne oneste”.

Riflettere sulla condizione femminile da questo punto di vista è un salto coraggioso, perché  le Minetti non ci fanno onore, ma dobbiamo farci i conti e pensarci bene prima di condannarle, in quanto la condanna esprime il pensiero dominante maschile sulla donna. 

Nella faccenda Berlusconi e “le ragazze” sono uscite peggio loro e questo dice molto.

Quando il cavaliere ad esempio, espresse sulla Bindi il commento “più bella che intelligente”, ricorda Valeria Ottonelli, la Bindi non si scompose, il video fu fatto girare, la faccenda fece dire a Repubblica che nessun uomo presente in studio si era levato in sua difesa e che lei aveva dovuto farlo da sola con voce flebile: falso, l’onorevole rispose forte e chiaro senza scomporsi “io sono una donna che non è a sua disposizione”, risposta azzeccata e spiazzante, con essa la Bindi aveva affermato che le battute idiote sul suo personale non la toccavano, né potevano farlo perché lei non è il tipo di donna che si sarebbe fatta offendere da queste cose, in quanto aveva ed ha presente il suo posto nel mondo: “Per un attimo, Bindi ci ha fatto intravvedere un universo possibile in cui battute come quella cadono nel vuoto, perché non hanno significato”, “Melandri ha definito Berlusconi “più alto che educato”, nessuno e molte non hanno compreso che” la battuta non riguardava Bindi, ma l’incapacità dell’allora premier di reggere un confronto dialettico”.

Così è iniziata la campagna contro Berlusconi che aveva offeso le donne  e in solidarietà alla “vittima”.

Ottonelli, insegnante di etica e filosofia politica all’università di Genova, ricorda che un insulto non è un’ offesa: “che io sia insultata è un fatto e dipende dal contenuto di quel che dice il mio interlocutore; è un attentato alla  gerarchia sociale che occupo, nel mio intimo, nei miei sentimenti non può farmi né caldo né freddo, rispondo per ristabilire le gerarchie sociali corrette in una società, come la nostra basata sull’onore”, essere offesi è altro e si rifà “al mondo intimo delle relazioni interpersonali”, rispondere “non sono a sua disposizione” chiarisce che non sono in gioco rapporti personali. Il fatto che la risposta della Bindi non sia stata compresa mostra il dato fondamentale dell’azione moralizzatrice ” alla quale sembrano soggette in Italia le iniziative nel nome delle donne: questioni che riguardano la sfera politica e istituzionale vengono trasferite in quella dei sentimenti intimi (…) con effetti gravissimi”.

Traducendo la questione sui sentimenti offesi  si rinsalda l’idea di una dipendenza vitale da ciò che gli uomini pensano di noi.

La fortuna politica di Berlusconi si rintraccia sulla personalizzazione sentimentale e familistica del potere: mandare regali alle sue parlamentari, pacche sulla schiena a Putin: il suo potere reale o apparente  è costruito su rapporti personali e diretti, questa è una forma di potere “non solo pre-moderna, ma anche pre-politica, alla quale il modo peggiore di reagire, specie da parte delle donne, consiste nel metterla sul personale”.

Tornando alle Minetti e compagne il moralismo “che si è scagliato contro il circo berlusconiano ha preso di mira non lo sfruttamento delle ragazze”, la prostituzione organizzata riguarda il diritto penale, tra l’altro, ma il loro arricchimento indebito. Qual è l’aspetto più grave?

Ma il movimento “se non ora quando” ha voluto mettere l’accento sulla ferita che il presidente del consiglio di allora, aveva inferto alle donne italiane, quelle tante, tantissime che “lavorano, studiano, fanno figli e si sacrificano“.

Il vero punto che sarebbe da discutere riguarda la legislazione sul lavoro femminile, le istituzioni e non quanti sacrifici le donne devono fare, perché questo è un passo falso che invece di portare avanti “la causa delle donne” le lascia al punto di partenza ovvero alla morale del sacrificio… che tanto piace al sistema patriarcale e clericale di questo Paese.

(…) per questo le recriminazioni moralistiche non ci fanno bene, ma quel che serve è “una riflessione genuinamente politica sulla giustizia economica, l’Olgettina è veramente l’ultimo posto cui guardare”.

La Ottonelli tiene a precisare che quello che conta  “è avere legislazione e risorse a nostro favore” e ” anziché cercare di scoprire se gli uomini politici che devono legiferare hanno affari extraconiugali (sempre che non rientrino nei reati penali ed è qui che spesso il moralismo fa confusione) è meglio che le donne  stiano ad ascoltare quello che hanno da dire quando affrontano questioni di genere.” “Inoltre, anche se le leggi ce lo consentono, non votiamo uomini che si sono macchiati di reati o che sono sotto processo per stalking, per reati sessuali gravi come  stupro e sfruttamento della prostituzione. Il resto lasciamolo decidere alle loro compagne, non ci riguarda perché non influirà sulla nostra vita”

 

Ricordiamo anche che lo slogan degli anni ’70 “il personale è politico” andava bene allora ed oggi non ci deve accontentare per nulla, abbiamo leggi ben diverse da quelle che c’erano, e riproporlo significa farci tornare indietro e confondere piani e livelli logici.

Il saggio per quanto breve è molto denso e  prende in considerazione anche il rapporto delle donne con le “badanti” che in numerosi studi “femministi” tende  sempre a colpevolizzare le donne che vi ricorrono e a presentare le “altre” donne lavoratrici quali povere infelici costrette dall’indigenza togliendo in questo modo  la loro dignità di donne che hanno progetti ed obiettivi, questo è un altro esempio di moralismo femminista.

Gli argomenti che tocca Valeria Ottonelli, sono essenziali affinché le donne prendano effettiva coscienza di quante trappole sono sul loro cammino e quanto sia indispensabile la necessità di sgombrare il campo da falsi problemi e obiettivi.

 

 

4 commenti

Archiviato in donne, libri