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la parità

Da quando alle donne è stato concesso, dagli uomini, almeno nei Paesi occidentali e occidentalizzati, il permesso di accedere allo studio e di conseguenza – non immediata- all’esercizio delle professioni, una cosa ben salda gli stessi uomini hanno tenuto nelle loro mani: il potere totale sui corpi femminili. Non solo in quanto la mente sembrava sfuggitagli, ma anche per far vacillare quella conquista pagata a caro prezzo.

Il sapere delle donne è spesso stato pagato con la vita e/o la persecuzione: la caccia alle streghe, che ha segnato per secoli la storia umana, è l’Esempio.

Il controllo sui corpi attraverso gli strumenti del potere temporale e di quello spirituale non ha avuto come unico obbiettivo privare le donne della decisione su che fare di se stesse (che si trattasse di maternità, di prostituzione,  aborto, di “prestare” il proprio utero o ancora venderlo), ma si è attuato attraverso il mantenimento ed il rafforzamento di stereotipi, come tali “ostili”.

L’uomo ha legato all’immagine l’identità femminile, in parole povere? Una donna è tale solo se giovane e piacente agli occhi maschili. Che poi le donne e il loro corpo riproduttivo, sterile e non più riproduttivo siano un affare economico non indifferente è ancora un altro discorso, non da meno, certo.

Quali sono stati e sono i mezzi che sono stati messi in atto, per rendere ancora una volta e ancora meglio le donne relegate al loro corpo? La risposta che mi viene immediata è la pubblicità legata alle funzioni più tipicamente femminili del nostro corpo.

Nei due secoli trascorsi erano la letteratura e la pittura a legare strettamente le donne al loro corpo imperfetto. Oggi nella società dell’immediato, questa funzione è assunta dalla pubblicità, rapida, incoerente e soprattutto irrazionale.

Mestruazioni? Come rendere moderno l’antico tabù legato al timore di un corpo non ferito che sanguinava? Riconducendolo all’antico concetto d’ ”immondo”, cioè di sporco. La mestruazione non è sangue come quello che scorre nelle vene, ma provenendo dalla zona ignobile, è sporco, appunto. Quindi gli assorbenti devono essere igienici e, oltre al sangue, assorbono presunti mefitici odori che “lo sporco” reca con sé. La pubblicità non deve rispettare regole di scientificità o di razionalità, deve colpire l’immaginario e ci riesce.

A rafforzare l’idea di sporcizia, concorrono le secrezioni che nel periodo fertile di una donna sono normali, ma anche in questo caso i prodotti per “l’igiene” intima si sprecano. Lavarsi non è sufficiente.

Esiste un corrispettivo maschile che si occupi della loro igiene?

Alla proposta di lavarsi ossessivamente si aggiunge quella di garantire la mancanza di puzza: non di odori si parla, ma di odori sgradevoli tali da farci sentire insicure e non solo in quell’innominabili “giorni”, sempre.

Passato il periodo fertile, iniziamo l’incontinenza urinaria…

Tutto ciò non è come dire alle donne: – Cara, potrai anche avere una laurea, fare una professione, non avere una laurea ma essere una donna in gamba, saggia, generosa; tutto questo a che ti serve se il tuo stesso corpo ti tradisce?-

Ecco quel che vogliono farci credere, avere un corpo imperfetto e traditore.

E ci riescono: Ci riescono anche collegando noi donne ad un periodo relativamente breve della nostra vita: la gioventù. Essere donne non può prescindere dalla bellezza e, chi detta il canone estetico è l’occhio maschile, e la bellezza non può, sempre per quell’occhio, prescindere dalla giovinezza.

Allora ci sono creme e lifting e diete e palestre per essere… ciò che è nostro desiderio?

Davvero desideriamo (e no, non diciamo -lo faccio per me stessa-) essere altro da quello che siamo?

Donne che invecchiano, se hanno la fortuna di poterlo fare, senza dover pagare un tributo quotidiano per essere sul mercato maschile.

E poi, quanto piace agli uomini vederci divise, rivali…

Donne giovani contro donne mature e viceversa: si riaffaccia l’immagine della vecchia strega… Strano che quelle vecchie streghe così ben rappresentate, fossero donne di ogni età e spesso giovani.

Se anche agli uomini non piace diventare vecchi almeno a loro non ne viene fatta una colpa.

Quindi arrivo ad immaginare una parità, la parità tra donne, la complicità: donne giovani che accettano l’autorevolezza delle più vecchie senza più aver bisogno dello specchio distorto degli uomini, donne che si proteggano e sostengano in cui la certezza del valore non passi mai più attraverso il metro di misura maschile, modelli di relazione in cui una donna matura tenda una mano alla sorella più giovane perché non si senta umiliata e mai più sola.

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